Terra deserta e cemento al posto degli alberi: la politica padrona della natura

Terra deserta e cemento al posto degli alberi: la politica padrona della natura

Gli alberi e la natura sono caduti nel mirino della politica, si distrugge senza pietà per lasciare posto al cemento e alla disarmonia ambientale.

Disboscamento, cementificazione, rifiuti, incendi e tanto altro: la Terra piange e il genere umano appare sempre più come la specie meno intelligente del pianeta. I nostri territori soffocano sotto un manto di cemento e asfalto, l’urbanizzazione selvaggia ha distrutto il suolo naturale, intrappolando il calore e riducendo via via il verde pubblico. Gli alberi sono i polmoni del globo terrestre, svolgono un ruolo fondamentale e aiutano a ridurre le polveri sottili. Negli ultimi tempi la loro funzione più urgente è quella di contribuire a mitigare l’effetto isola di calore urbana. Nelle giornate estive più torride la temperatura dell’asfalto diventa rovente, mentre le aree ombreggiate dalle piante offrono sicuramente angoli di refrigerio indispensabili.

Negli ultimi tempi però l’ambiente naturale è ostaggio della politica. Sembra che nessuno ai vertici del potere abbia a cuore l’ambiente, la natura, le aree verdi, i boschi, le piante secolari. Tutto quello che rientra in questo ambito non desta il men che minimo interesse negli animi e nelle coscienze di chi amministra i nostri paesi, le nostre città. Quando arriva un finanziamento destinato ad un’opera pubblica (magari non troppo utile), si diventa sordi e ciechi e non ci si sofferma a riflettere su come si possa comunque portare avanti il progresso senza invadere gli ecosistemi, senza eliminare del tutto quanto c’era alle origini. Si procede invece spediti e noncuranti, all’eliminazione feroce di alberi e anche di intere aree verdi (private e pubbliche) a favore di cemento, costruzioni, strade.

Sorge dunque spontanea una domanda: perché tagliare gli alberi in modo indiscriminato, senza pietà, facendo sempre più spazio ad aree inospitali alla vita, a luoghi deserti? Questo fenomeno è presente in maniera crescente dappertutto, sia al mare che in collina, dove il verde è da sempre stato il contorno più bello. Piuttosto che preservare le piante si punta al loro abbattimento, forse perché rappresentano un “intralcio” alla costruzione di qualche opera abominevole, dove l’unico padrone indiscusso è l’interesse personale ed economico.

Urge una grande presa di coscienza, siamo ospiti di un pianeta che ci dà tanto ma che vede sottrarsi ogni cosa senza chiederne il permesso, a causa dell’avidità e della mancanza di rispetto degli esseri umani.

Paola Caruso

nasce a Patti il 05/11/1987, vive e risiede a Sant’Angelo di Brolo, piccolo comune siciliano in provincia di Messina. Si diploma al Liceo Scientifico Lucio Piccolo di Capo d’Orlando (Me) e presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (D.I.C.A.M) dell’Università degli Studi di Messina, consegue la laurea triennale in Lettere Moderne e poi conclude l’intero ciclo nel 2016 prendendo la laurea magistrale in Civiltà Letteraria dell’Italia Medievale e Umanistica, nello stesso ateneo. Nell’anno 2014 svolge il Servizio Civile Nazionale in qualità di accompagnatrice turistica presso il Museo degli Angeli di Sant’Angelo di Brolo (Me), curandone diverse mostre artistiche. Nel 2015 consegue il diploma di Lingua Internazionale Esperanto. Nel 2016 presso A.F.E.I.P. (Associazione Formazione e Inserimento Professionale) studia per diventare Guida Interpretativa Ambientale e organizza percorsi culturali e accoglienza a gruppi turistici. Dal 2014 inizia a cooperare come scrittrice freelance per diversi quotidiani online, quali Javan24.it , 98zero e altri portali. Dal 2017 ad oggi lavora come docente di lettere. Ha insegnato prima in scuole paritarie e poi ha preso avvio il percorso da insegnante presso scuole statali della provincia di Palermo e di Messina.