Piscine sicure: tragedia sfiorata a Milazzo. Non sia un’altra notizia dimenticata

Piscine sicure: tragedia sfiorata a Milazzo. Non sia un’altra notizia dimenticata

E’ pervenuta una lettera da parte di un lettore di TIFEO, in merito ad una notizia su un importante argomento: una ragazzina, a Milazzo, in provincia di Messina, ha rischiato di perdere la vita in una piscina di pubblico utilizzo.

Il tema della sicurezza è sempre all’ordine del giorno, ma spesso dimenticato e riproposto solo quando succede qualcosa di grave.

Si riporta di seguito il testo integrale della segnalazione, sulla quale si invita a fare un’attenta riflessione:

Una ragazza di quattordici anni che rischia di morire sott’acqua in una piscina aperta al pubblico non può diventare una notizia di pochi giorni. Non può essere liquidata come una fatalità estiva, come una leggerezza individuale, come un episodio isolato. Quello che è accaduto a Milazzo il 13 giugno 2026 deve restare all’attenzione dell’opinione pubblica perché riguarda tutti: famiglie, bambini, adolescenti, gestori, istituzioni, organi di controllo. 

Saranno la magistratura e i tecnici incaricati ad accertare con precisione dinamica, responsabilità, conformità dell’impianto, manutenzioni, vigilanza e gestione dell’emergenza. Nessuno vuole sostituirsi agli accertamenti ufficiali. Ma una cosa può essere detta con chiarezza già oggi: una piscina frequentata da bambini e famiglie non può contenere rischi nascosti, non percepibili dall’utente, capaci di trasformare un momento di gioco in una trappola sott’acqua

A Milazzo, secondo quanto ricostruito finora, una minore è rimasta intrappolata con i capelli in corrispondenza di un bocchettone del sistema di ricircolo all’interno di una piscina per bambini e famiglie. Ha perso conoscenza. È stata liberata dopo minuti interminabili. La sua sopravvivenza non può essere considerata una prova che “è andata bene”: è la prova che si è sfiorata una tragedia. 

Il tema non è solo Milazzo. Il tema è nazionale. Negli ultimi anni, in Italia, il rischio legato a bocchettoni, scarichi, sistemi di aspirazione e impianti di ricircolo ha già prodotto casi gravissimi. 

Sofia Bernkopf, 12 anni, morì nel luglio 2019 dopo essere rimasta con i capelli impigliati in un bocchettone della piscina idromassaggio del bagno Texas di Marina di Pietrasanta, in Versilia. Nel dicembre 2024 il Tribunale di Lucca ha pronunciato condanne di primo grado per omicidio colposo aggravato nei confronti di più soggetti, tra titolari, costruttore della piscina e personale coinvolto nella gestione. Stephan, 8 anni, morì il 17 agosto 2023 alle Terme di Cretone, a Palombara Sabina, vicino Roma, risucchiato dallo scarico di una vasca durante operazioni di svuotamento e pulizia. Anche in quel caso si è parlato di sequestro dell’impianto, indagini per omicidio colposo e verifiche sulla presenza o meno di adeguate protezioni. Matteo Brandimarti, 12 anni, è morto nell’aprile 2026 dopo essere rimasto intrappolato nella vasca idromassaggio di un hotel a Pennabilli, nel Riminese. Le cronache hanno riferito di una gamba bloccata nel bocchettone di aspirazione, di un’inchiesta per omicidio colposo e di più persone iscritte nel registro degli indagati. Dopo quel caso, anche la Presidente del Consiglio ha riconosciuto pubblicamente la necessità di una legge nazionale capace di ridurre al minimo il rischio che si possa morire in piscinaGabriele Ubaldo Petrucci, 7 anni, è morto nell’aprile 2026 alle Terme Vescine di Suio, nel territorio di Castelforte, in provincia di Latina. La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo per omicidio colposo; secondo quanto riferito dal legale della famiglia, le prime verifiche avrebbero riguardato anche l’assenza della griglia di protezione sul bocchettone di aspirazione. 

Questi nomi non sono un elenco per fare paura. Sono un promemoria civile. Ogni volta, dopo l’incidente, si parla di griglie, bocchettoni, aspirazione, manutenzione, sorveglianza, procedure di emergenza, impianti da sequestrare, consulenze tecniche, responsabilità da accertare. Ogni volta ci si chiede come sia stato possibile. Ogni volta si promette che non dovrà più accadere. 

Eppure accade ancora. 

Per questo oggi non basta dire che “le regole esistono”. Bisogna chiedere se vengono davvero applicate. Non basta avere un bagnino “sulla carta”. Bisogna chiedere dove sia, cosa veda, come intervenga, se conosca il sistema di spegnimento, se esista un piano di emergenza, se l’impianto sia controllato prima dell’apertura al pubblico. Non basta dire che una piscina è aperta da anni. Proprio gli impianti esistenti, spesso datati o modificati nel tempo, devono essere oggetto di verifiche serie, documentate e periodiche. 

In Parlamento è in discussione il disegno di legge C.2576, “Legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine”, promosso dal Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci e dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 luglio 2025. È un passaggio importante perché mira a costruire un quadro nazionale più uniforme su classificazione delle piscine, requisiti di sicurezza, aspetti igienico-sanitari, gestione degli impianti, controlli e responsabilità. Ma quella legge non è ancora in vigore. E soprattutto non dovrà diventare un’occasione mancata. 

La Conferenza delle Regioni, nel marzo 2026, ha espresso forti rilievi sul testo, chiedendo tra l’altro che l’adeguamento tecnico non riguardi solo le nuove strutture, ma anche quelle già esistenti. È un punto decisivo. Perché il rischio non vive solo nelle piscine future: vive nelle piscine aperte oggi, frequentate oggi, utilizzate oggi da bambini e famiglie. 

La sicurezza non può dipendere dalla fortuna. Non può dipendere dalla resistenza fisica di una ragazza. Non può dipendere dalla prontezza di un bagnante presente per caso. Non può dipendere dal fatto che un familiare si accorga in tempo che qualcosa non va sott’acqua. 

La sicurezza deve dipendere da impianti conformi, dispositivi anti-intrappolamento, sistemi di arresto rapido, manutenzioni registrate, controlli pubblici effettivi, personale formato e procedure di emergenza realmente conosciute. 

Milazzo deve diventare un punto di svolta. Non per alimentare rabbia, non per fare processi sui giornali, non per cercare vendetta. Ma perché una ragazza ha rischiato di non tornare più a casa da una piscina. E perché altri bambini, in Italia, da piscine e vasche simili non sono tornati. 

Le istituzioni accelerino l’iter della legge quadro. Le Regioni, il Governo e il Parlamento trovino un testo efficace, applicabile e non debole sugli impianti esistenti. Gli organi di controllo verifichino subito le strutture aperte al pubblico. I gestori si assumano la responsabilità di controllare prima, non dopo. Una piscina deve essere un luogo di sport, vacanza, gioco e serenità. Mai una trappola. 

Non aspettiamo la prossima tragedia per ammettere che si poteva evitare

Prevenire è, di certo, meglio che curare.

Paola Caruso

nasce a Patti il 05/11/1987, vive e risiede a Sant’Angelo di Brolo, piccolo comune siciliano in provincia di Messina. Si diploma al Liceo Scientifico Lucio Piccolo di Capo d’Orlando (Me) e presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne (D.I.C.A.M) dell’Università degli Studi di Messina, consegue la laurea triennale in Lettere Moderne e poi conclude l’intero ciclo nel 2016 prendendo la laurea magistrale in Civiltà Letteraria dell’Italia Medievale e Umanistica, nello stesso ateneo. Nell’anno 2014 svolge il Servizio Civile Nazionale in qualità di accompagnatrice turistica presso il Museo degli Angeli di Sant’Angelo di Brolo (Me), curandone diverse mostre artistiche. Nel 2015 consegue il diploma di Lingua Internazionale Esperanto. Nel 2016 presso A.F.E.I.P. (Associazione Formazione e Inserimento Professionale) studia per diventare Guida Interpretativa Ambientale e organizza percorsi culturali e accoglienza a gruppi turistici. Dal 2014 inizia a cooperare come scrittrice freelance per diversi quotidiani online, quali Javan24.it , 98zero e altri portali. Dal 2017 ad oggi lavora come docente di lettere. Ha insegnato prima in scuole paritarie e poi ha preso avvio il percorso da insegnante presso scuole statali della provincia di Palermo e di Messina.